#STORIEloghiPX: Barilla!

Sempre più semplice! Cosa c’è di più italiano se non… si proprio lei: la nostra amata pasta! Dato che siamo la patria della pasta, di produttori ce ne sono tantissimi… a #STORIEloghiPX vi vogliamo parlare di quella con gran marketing… Ci siete arrivati?

Barilla

 

1877

Tutto nacque a Parma grazie alla manualità di Pietro Barilla. Del resto cosa si può pretendere da una generazione di panettieri: la manualità è patrimonio genetico! Pietro decise che era giunto il momento di crescere e di mettersi in gioco: nel suo primo negozietto oltre a occuparsi del pane, prova anche con un piccolo laboratorio per la produzione della pasta. Abbiamo fatto 30 facciamo 31!

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1910

Il negozio cominciava ad avere successo e la voglia di sfondare era tanta: si investì in un nuovo stabilimento dedicato alla pasta all’uovo e sul marketing. Barilla doveva diventare un marchio famoso e quindi non poteva non dotarsi di un suo logo. Lo scultore Emilio Trombara pensò a un garzone nell’atto di rovesciare il tuorlo di un uovo, più grande di lui, dentro una madia piena di farina. Più che un logo era un disegno ma piaceva il simbolo perché comunicava valori importanti: la vita e l’abbondanza. Infatti, il nuovo stabilimento produceva ben 80 quintali di pasta al giorno dando lavoro a molti operai.

 

Anni Venti e Trenta

Nel 1918 il logo viene affiancato dalla scritta spessa e bastoni, nel 1921 la scritta si fa più sottile e graziata, nel 1922 la scritta è in stile Liberty con grazie arricciate per dare sinuosità e sontuosità, nel 1924 si usa il colore rosso e la scritta diventa 3d dove l’iniziale, la B, è molto graziata con un font script, nel 1926 il colore rimane il rosso ma si perde il 3d e tornano delle grazie marcate ma soprattutto la posizione della scritta è in diagonale, nel 1927 viene abbandonato il rosso, mantenuto l’andamento diagonale e le grazie si fanno più leggere, nel 1929 si torna alla scritta del 1924 ma solo il contorno lo si lascia rosso e si cerca di dare tridimensionalità con l’ombreggiatura dietro alle lettere, nel 1934 altro esperimento sempre sulla scritta del 1924 con effetto rilievo.

1933

Un’invenzione rivoluzionaria: la pressa Braibanti. Prese il nome proprio dagli ingegneri che l’hanno ideata. Permette la produzione automatizzata della pasta rivoluzionando anche gli stessi processi.

 

1949

Già dal 1936 il nuovo grafico Giuseppe Venturini aveva deciso di mantenere solo la scritta e di abolire il logo del garzone. Nel 1949 introduce la scritta (quella del 1924) dentro un ovale rosso con doppio contorno: prima bianco e poi di nuovo rosso.

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Dopoguerra

Si voleva dimenticare la guerra e Barilla investì nell’innovazione: nuovi macchinari e nuovi processi produttivi standardizzati. Pane e pasta rimasero i prodotti principali.

 

1952

Fu in quest’anno che si decise di concentrare le forze su un unico prodotto: la pasta. Passaggio importate segnato dal cambiamento del logo da parte di Erberto Carboni.

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Lo script si fa più sottile per dare maggiore eleganza. Le prove sono due: scritta bianca su ovale rosso oppure scritta nera con ovale spesso dal contorno blu.

Lo sapete come veniva venduta la pasta?

Fino a quel momento veniva venduta sfusa, Barilla fa da apripista usando per la prima volta il classico cartoncino a cui ormai siamo abituati.

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1954

Le nuove confezioni furono un grande successo che venne copiato anche dai competitor. Carboni, per far risaltare ancora di più il logo, aggiunse all’ovale rosso un altro spostato sulla sinistra. Diverse sono le interpretazioni sul suo significato: c’è chi dice che rappresenta un uovo sodo tagliato a metà e chi invece ci vede un’unghia nelle sue due parti chiaro e scuro.

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1960

Dopo tanta aspettativa e tanti investimenti arrivarono i primi premi: Barilla stava per essere eletta prima industria nel mondo per produzione di pasta. Il marketing divenne fondamentale e ogni minimo dettaglio venne studiato per dare luce al marchio: dalle confezioni, alle pubblicità si carta, alle macchine per il trasporto fino agli stand.

1969

Il marchio mantenne i due ovali sfasati che si fecero più schiacciati e il font abbandonò le grazie diventando bastoni, venne creato appositamente dalla Lippincot & Margulies di Londra.

 

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1985

Lo spot più famoso di Barilla e un payoff indimenticabile:

“Dove c’è Barilla c’è casa”

1997

Un leggero restyling di Gio Rossi che fece tornare gli ovali della loro grandezza naturale senza quell’effetto schiacciato che ne snaturava la forma. Adesso si adatta meglio anche alle confezioni.

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2002

La qualità regna sugli spot Barilla per celebrare i suoi 125 anni:

 

2004

La globalizzazione indebolisce la qualità dei prodotti e Barilla per difenderla creò l’Academia Barilla per proteggere la gastronomia regionale italiana. In più lanciò un nuovo marchio: la Voiello.

 

2009

Fu proprio Mina la voce di uno spot molto speciale: quello per celebrare i 125 anni di Barilla.