#STORIEloghiPX: Caffarel!

Facciamo il conto alla rovescia: – 4 a Pasqua!!! Le feste non saranno lunghe come quelle di Natale ma, sicuramente, non saranno meno “abbondanti” nel… cibo!! Se il simbolo commerciale del Natale è l’albero con i suoi doni, il corrispettivo pasquale è… l’uovo con la sua sorpresa!! A #STORIEloghiPX, ancora una volta, diventiamo dolci e cioccolatose

 CAFFAREL

Avete già l’acquolina in bocca, immagino! Preparatevi perché alla fine del post vi sentirete come il vescovo, nella scena finale di Chocolat, davanti alla vetrina della cioccolateria che si preparava a festeggiare la Pasqua l’indomani!

1826

La cornice è quella di una città molto famosa per il cioccolato. A quel tempo era anche il capoluogo del regno più forte dell’Italia… il regno di Savoia! Indovinato? Torino! Chi non ama il cioccolato? Deve essere stata questa la domanda che ha fatto scattare l’idea imprenditoriale a Pier Paul Caffarel, oltre, naturalmente, il suo amore personale per una pianta dai semi marroni:

Così trasformò una piccola conceria in una vera e propria fabbrica di cioccolato! Sull’albero del cacao crescono le classiche fave di cacao con al loro interno i semi di cacao. Queste materie prime provenivano dai Paesi famosi per la qualità delle loro piante e poi venivano lavorate con gli strumenti presenti in fabbrica. Inizialmente si trattava di ruote azionate ad acqua.

1840

Anche se si era solo agli inizi, non poteva mancare almeno un font riconoscibile: uno scrip che ricordava molto quello degli scrivani inglesi usato per la documentazione ufficiale. Accanto alla ragione sociale il nome “prochet” che, all’epoca, indicava i “successori”.

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 1852

L’anno della svolta! In fabbrica si faceva a gara a inventare ricette che ingolosissero e… in quest’anno si colpì nel segno con un impasto molto speciale: zucchero, le tipiche nocciole delle Langhe piemontesi, le “tonde gentili”, e naturalmente il cacao.

Nasce il Givu

Il nome è in dialetto piemontese e significa “mozzicone” proprio perché questo cioccolatino aveva questa particolare forma che poi sarebbe diventata molto, molto famosa:

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1865

Il Givu non ci mise molto a conquistare i palati di tutto il regno! Quindi, bisognava trovare un nome più comunicativo. In occasione del Carnevale di Torino nacque l’accoppiata vincente: quella tra il cioccolatino, ormai famoso, e la notissima maschera piemontese, Gianduia. La quale distribuì i cioccolatini Caffarel durante tutta la festa e, da padrino, divenne anche nome:

Dal Givu al Gianduiotto

Il Gianduiotto non fu un semplice cioccolatino ma divenne per tutta la città un simbolo distintivo! Da quel momento la piccola bottega artigianale fece un salto enorme! Già da allora si cominciò a puntare sul packaging perché il Gianduiotto fu il primo cioccolatino ad essere fasciato.

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Caffarel, con le sue leccornie, conquistò dei palati “d’oro”: quella del re d’Italia Vittorio Emanuele II e della duchessa di Genova!

 1898

Cambia la scritta e si adatta alla moda della “Belle Époque” con molti fronzoli.

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 1940

Accanto ai successi commerciali, il logo continua la sua evoluzione passando da uno stile ad un altro e seguendo le diverse mode del tempo: con cornici, con ombreggiature, in 3d, con grazie e senza, differenziandosi in base ai prodotti su cui veniva posto. Vediamola:

Nel 1940 il marketing festeggiò i successi commerciali con un logo più studiato nel design: bisognava rafforzare il marchio, si lasciò solo il nome Caffarel senza più affiancarlo a ”Prochet”! Tratto forte e spesso con la prima F che fa da cappello per le successive due lettere.

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1945

La guerra, si sa, non risparmiò nulla, neanche la dolcezza della cioccolata, riuscì a fermare l’orrore dei bombardamenti. Per fortuna, dopo la tempesta, la pace… ci si rimboccò le maniche e la fabbrica tornò a produrre il suo oro: la sua cioccolata!

 1968

Il ritorno al passato e precisamente al luogo natio del fondatore: Pier Paul Caffarel! Un po’ di nostalgia per l’abbandono della sede di Torino ma anche l’emozione per una nuova avventura. Nuovo stabilimento e soprattutto moderne attrezzature che affiancavano i processi che continuavano ad essere tassativamente artigianali.

 1981

Il logo mutò per accompagnare questi importanti cambiamenti: sempre calligrafico ma dai contorni spezzati, sempre spesso ma più rigoroso e con la F sempre a cappello.

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1991

Il logo non venne cambiato ma subì delle piccole modifiche: più spesso proprio per sottolineare il maggior spessore acquisito dall’azienda, posizionamento obliquo per dar spazio alla sottolineatura sottostante e al payoff “dal 1826 Cioccolato d’Autore”.

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2002

La scritta torna ad essere uno scrip dalle grazie più affusolate e meno spezzate, mantiene la disposizione obliqua e si colora di blu.

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2006

Il logo cambiò per adattarsi meglio ai diversi packaging e per festeggiare i 180 anni venne scelto un colore regale , il dorato. La scritta entrò dentro ad un ovale dorato e risaltò nel suo bianco e le grazie si fecero più semplici e la posizione tornò orizzontale. Anche il pay-off “eccellenza piemontese”, vuole sottolineare come la qualità sia alla base della ditta. L’eleganza di tutte le nuove confezioni si adatta perfettamente a quella del nuovo restyling necessario perché Caffarel ottenne il licensing del marchio.

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E ora… vi facciamo morire! Caffarel non è certo famosa solo per il Gianduiotto che è in ottima compagnia:

 Pasqua 2015

Caffarel propone una linea di uova pasquali studiate non solo nella qualità delle materie prime e nell’eccellenza dei processi artigianali ma soprattutto nell’eleganza del packaging:

Uovo Caffarel Doppio Gianduia Limited Edition

Packaging: Ugo Nespolo, artista di grande fama, ne realizza il design simpatico e colorato.

Ripieno: guscio al Gianduia e ripieno sempre di gianduia ma in crema.

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Uovo Tigrotto

Chiamato così per le strisce di diverso colore sul guscio create dai diversi gusti di cioccolato che lo caratterizzano: il cioccolato bianco e il cioccolato al latte.

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Uovo Tom & Jerry

Rifarsi a questo immortale cartone è andare sul sicuro: tutti i bambini vogliono le sorpresine del gatto e del topo più amati della tv!

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Uova Pinocchio

Anche per questo uovo si punta sulle sorprese e sulla curiosità dei bambini ma anche sulla loro golosità dato che è distribuito in tre versioni: cioccolato al latte, bianco e fondente. Tripla scelta e doppio regalo firmato De Agostini.

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Ci fa piacere sottolineare, una tematica a cui siamo molto vicine, dato che una delle Pentapx è celiaca: le uova Tigrotto, Tom&Jerry e Pinocchio sono gluten free!

Curiosità

Il gianduiotto è tutta colpa di Napoleone e del suo blocco verso le importazioni di cacao. Un’assenza che non poteva essere sopportata proprio nella patria della cioccolata: Torino che decise di sopperire a questa terribile mancanza con un altro prodotto doc, la pasta alla nocciola.

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Caffarel