#BELINchestoriePX: Via Madre di Dio!

A #BELINchestoriePX raccontiamo la storia di una Via che, ormai, in pochi ricordano. Noi, purtroppo, non siamo mai neanche riuscite a vederla, la conosciamo per sentito dire, per i racconti dei nostri genitori e dei nostri nonni ma non l’abbiamo mai vista con i nostri occhi o vissuta con le nostre “gambe”.

VIA MADRE DI DIO

Siamo sicure che a molti questo nome non dirà assolutamente niente… proviamo a cambiarlo con un altro:

 GIARDINI BALTIMORA

Sicuramente, adesso, a qualcuno si sarà accesa la lampadina ma non ancora a tutti… proviamo a cambiare nuovamente nome:

 GIARDINI DI PLASTICA

Tutti avete capito, ne siamo sicure! Questa storia verrà raccontata al contrario: partiamo dai giorni nostri per arrivare a quelli passati!

 

Presente

Ora tutti avranno capito dove si trovava quest’arteria di Genova che ha cambiato completamente il suo volto. Adesso l’atmosfera è grigia, non c’è aggettivo più calzante… casermoni pesanti, soffocanti e cupi dominano questi “giardini”! Giardini?!? Non pensate a bambini schiamazzanti che giocano a rincorrersi, fanno scivoli con le braccia al cielo o si dondolano su altalene. Sembra un film horror: i giardini ci sono e anche i giochi per bambini, ma sono completamente vuoti. Imbrattati di scritte e, fino a poco tempo fa, sommersi dai rovi. A far paura è la totale desolazione, non c’è un’anima viva, regna il silenzio reso ancora più “forte” dal grigiore degli uffici che vi si affacciano sopra, tra cui molti della Regione, dell’Amt e di altre importanti aziende. Le scale che collegano i giardini con Piazza Faravalli riassumono lo squallore di questo luogo e hanno portato Genova sul Tg1 (che bella pubblicità, vero!): tutti gli scalini sono ormai impraticabili perché coperti da siringhe, escrementi di animali (e non solo) e sporcizia varia. Avete capito il perché sono conosciuti, non tanto con il loro nome originale, Giardini Baltimora, quanto con il loro soprannome, Giardini di Plastica! Dato il loro stato di abbandono, divennero il luogo prediletto di chi non voleva farsi vedere, di chi aveva bisogno di essere coperto da un manto grigio e dall’ombra del silenzio. Dal 2011, alcuni volontari, hanno cominciato un’opera di bonifica e di riqualificazione, ci auguriamo, che quest’area, in pieno centro di Genova, riacquisti la vitalità andata perduta!

Passato

Prima l’atmosfera era completamente diversa, irriconoscibile. Via Madre di Dio era una delle vie più popolate e conosciute di Genova! Già dalle prime ore del mattino vi era una confusione tutt’altro adatta a quell’orario, bambini che giocavano, uomini che andavano a lavoro o aprivano la serranda dei loro negozi. Una delle vie sicuramente più chiassose perché una delle più abitate! Collegava Via Ponticello, l’attuale Piazza Dante, e passava per quello che veniva chiamato, Borgo dei Lanaiuoli, dal nome di uno dei mestieri più largamente praticato: quello dei lanieri che, appunto, tessevano la lana. Da qui, si imboccava Via dei Servi per arrivare nella confusione di Via Madre di Dio sovrastata dal Ponte di Carignano e sfociante in Corso Quadrio. Appena imboccata non si poteva non notare la Chiesa dedicata a Maria da cui prendeva il nome. Tutti si conoscevano, donne che parlavano da un poggiolo all’altro mentre stendevano la biancheria, uomini che fumavano mentre percorrevano la via, andando probabilmente verso il Porto dove molti lavoravano. C’erano botteghe di ogni tipo: si incontrava dal fabbro al calzolaio, dal sarto al farmacista. Intenso era l’odore del pane appena sfornato o della focaccia, per non parlare di quello dei pasticcini che metteva l’acquolina in bocca a tutti i passanti. Nelle antiche macellerie e pollivendoli, che oggi sono quasi inesistenti, era un continuo lavorare. I colori, poi, non mancavano, quelli delle mercerie, delle drogherie e della frutta esposta dai fruttivendoli. Giunti sotto il Ponte di Carignano, se ci si addentrava in Passo di Gattamora, un’attrazione era la casa natale di Nicolò Paganini.

Insomma, era una via che non conosceva il silenzio, dalla mattina alla sera era un continuo brulicare di gente e un intenso vociare. Si, anche la sera, quando le osterie la illuminavano e dove ci si lasciava alle spalle le fatiche della giornata.

 

Avremmo voluto vivere quell’atmosfera perché in molti dicono che chi non è stato in Via Madre di Dio non ha vissuto veramente Genova! Purtroppo una sconsiderata e brutale speculazione edilizia prese una terrificante decisione: radere al suolo Via Madre di Dio. Inutile la protesta di chi, lì, aveva sempre vissuto, vennero sparpagliati per tutta Genova: chi a Rivarolo, chi a Molassana, chi a Quezzi etc… divisi e mai più ricongiunti. Neanche la casa di Paganini fu risparmiata dalla polvere. I cento coraggiosi che cercarono di impedire la sua distruzione, resistettero per poco più di una settimana, poi, le ruspe, ebbero la meglio. Nel giro di cinque anni, tra il 1969 e il 1973, non c’era più niente, solo polvere e un rumore metallico che presto avrebbe lasciato spazio a un silenzio ancora più agghiacciante!

pentapx-blogpx-belinchestoriepx-comunicazione-via-madre-di-dio-ruspeFotografia di Adriano Silingardi

Solo l’oratorio è rimasto in piedi a testimonianza dell’esistenza di uno dei quartieri più antichi di tutto il Centro Storico. Nient’altro! Riportiamo una poesia che ben spiega la pura follia di portar via Madre di Dio a chi non la voleva vedere spazzata via…

Via Madre di DioPe puei intrâ
han dovûo desfondâ:
‘na spallonâ con l’asbrïo
lì in to scûo do ballòu
e in tanti tocchi o l’è finïo
o vegio portego strosciòu.
L’unica che zà a cianzeiva
perchè a l’aiva accapïo,
(che de tutti a saveiva
lì in Via Madre di Dio),
l’ea ‘na vegia vexinn-a
e intanto che ûn o corriva
a særâ o gazzo in coxinn-a
che ancon o sciortiva ,
ätri, doppo aveite cercou
un pò in gïo
desteiso t’han attrovou
in to letto a due ciasse
e paiva che ti te fuisci
appenn-a addormïo
e pöco intranti de ûn che o s’ammasse
finn-a i gianchi cavelli lisci
t’han in ta despiazion tiou.
Ma poi, insemme a poliçia e l’ambulansa,
ûn mëgo zoëno o l’è arrivou
a dî, sensa ormai speansa
che t’ei ormai ssciattou.
E un teron, capitanio de poliçia,
o l’ha descoverto o tò biggetto,
intanto che te stavan portando via,
finïo chissà comme ai pê do letto :
“Da questa casa che ha visto nascere e morire tutta la mia famiglia,
e ora che non viene più a trovarmi l’unica mia figlia,
ora che lo sfratto mi avete dato,
non me ne voglio andare.
Preferisco lasciarmi morire asfissiato.
E se proprio volete far morire Via Madre di Dio
allora voglio morire prima io ! “
T’han portou via comme ‘n sacco de patatte
barlocciou in te ‘na cascia de legno
Chissà òua e risate matte
de chi ormai o g’ha via libera a.o disegno
e o tegne pronta ‘na ruspa giana
derrê a-o caroggio
e o sà che fîto se ascordian
questa istoïa strana
e i vegi canti de Zena saiân
de zetto un gran muggio.Sergio Marini
Via Madre di DioPer poter entrare han dovuto sfondare
Una spallata con rincorsa
lì nel buio del ballatoio
e in tanti pezzi è finito
il vecchio portone rotto
L’unica che già piangeva
perché aveva capito
che di tutti sapeva
lì in Via Madre di Dio
era una vecchia vicina
e mentre uno correva
a chiudere il gas in cucina
che ancora usciva
altri, dopo averti cercato un po’ in giro
disteso t’han trovato
nel letto a due piazze
e sembrava che ti fossi
appena addormentato
e poco pratici di uno che si ammazza
perfino i bianchi capelli lisci
t’hanno con disperazione tirato
Ma poi, insieme alla polizia e all’ambulanza
un dottore giovane è arrivato
a dire, senza ormai speranza
che eri ormai morto.
E un terrone, capitano di polizia
ha scoperto il tuo biglietto
intanto che ti stavano portando via
finito chissà come ai piedi del letto
“Da questa casa che ha visto nascere e morire tutta la mia famiglia,
e ora che non viene più a trovarmi l’unica mia figlia,
ora che lo sfratto mi avete dato,
non me ne voglio andare.
Preferisco lasciarmi morire asfissiato.
E se proprio volete far morire Via Madre di Dio,
allora voglio morire prima io.”
T’hanno portato via come un sacco di patate
sballottato in una cassa di legno
Chissà ora le risate matte
di chi ormai ha via libera al disegno
e tiene pronta una ruspa gialla
dietro al vicolo
e sà che presto si dimenticheranno
questa storia strana
e i vecchi angoli di Genova saranno
di macerie un gran mucchio.Sergio Marini

 

Concludiamo riportando questa testimonianza, è dalle parole, dal tono di voce commosso, dalla difficoltà di non parlare in zeneize, dagli occhi lucidi di uno degli abitanti di Via Madre di Dio che si può comprendere la lacerante ferita causata da una distruzione completamente insensata!