#BELINchestoriePX: la Ballata delle donne!

Proprio perché fra poco è l’8 marzo, #BELINchestoriePX vuole festeggiarlo, ma non nel suo significato consumistico, bensì per il suo reale significato di:

lotta internazionale PRO donne

Come vi spiegheremo, domenica, nell’articolo sul significato dell’8 marzo ma… per ora… non anticipiamo niente!

Vi proponiamo una ballata che è la visione della donna da parte di un uomo… non un uomo qualunque ma… prima di tutto un genovese e poi un grande poeta che purtroppo ci ha lasciato il 18 maggio del 2010:

Edoardo Sanguineti

Nato a Genova il 9 Settembre 1930, non fu solo poeta ma anche scrittore e critico, ha fatto parte del Gruppo 63, creato a Palermo nel 1963 da giovani scrittori, letterati e intellettuali. Si tratta di un gruppo letterario definito neoavanguardia per differenziarlo dalle avanguardie del Novecento, al centro del gruppo c’era la sperimentazione, rompere i vecchi schemi e trovare nuove soluzioni linguistiche! Leggete questa poesia, che non eleva la donna a un “essere ultraterreno”, come fa Dante con Beatrice, ma la descrive per quello che è in terra:

LA BALLATA DELLE DONNE

Quando ci penso, che il tempo è passato,

le vecchie madri che ci hanno portato,

poi le ragazze, che furono amore,

e poi le mogli e le figlie e le nuore,

femmina penso, se penso una gioia:

pensarci il maschio, ci penso la noia.

 

Quando ci penso, che il tempo è venuto,

la partigiana che qui ha combattuto,

quella colpita, ferita una volta,

e quella morta, che abbiamo sepolta,

femmina penso, se penso la pace:

pensarci il maschio, pensare non piace.

 

Quando ci penso, che il tempo ritorna,

che arriva il giorno che il giorno raggiorna,

penso che è culla una pancia di donna,

e casa è pancia che tiene una gonna,

e pancia è cassa, che viene al finire,

che arriva il giorno che si va a dormire.

 

Perché la donna non è cielo, è terra

carne di terra che non vuole guerra:

è questa terra, che io fui seminato,

vita ho vissuto che dentro ho piantato,

qui cerco il caldo che il cuore ci sente,

la lunga notte che divento niente.

 

Femmina penso, se penso l’umano

la mia compagna, ti prendo per mano.

 

La donna è il vero umano perché di lui si prende cura e lo protegge ancora prima che sia nato!

Nella prima sestina, che rappresenta il passato, Sanguineti parla delle donne che hanno popolato la sua vita dicendo che sono state tutte fonte di gioia: dalla madre che lo ha dato alla luce, alle ragazze che lo hanno amato, alle mogli, alle figlie, alle suocere!

Nella seconda sestina, che è il presente, legato alla sua adolescenza durante la lotta per la liberazione, Sanguineti ha potuto vedere due esempi di donna combattente che rappresentano la pace: una partigiana ferita e una caduta, due combattenti per la pace.

Nella terza sestina, il futuro, Sanguineti presenta la pancia delle donne come scrigno del seme della vita, rappresentata prima come culla perché nel suo grembo c’è la vita, come casa quando sostiene la gonna e come cassa che accoglierà le nostre ceneri.

Nell’ultima sestina la donna viene presentata nel suo aspetto più terreno. Riprende i concetti di pace, fertilità e protezione, la donna è per Sanguineti il rifugio che scalda il suo cuore.

Negli ultimi due versi fa un chiaro e commovente riferimento alla sua compagna di vita:

“Femmina penso, se penso l’umano. La mia compagna, ti prendo per mano.”

 

A noi piace molto, a voi?

 

Dalla poesia… al canto!

Il cantautore romano Massimiliano D’Ambrosio racconta:

“Appeno ho letta la poesia, ho preso la chitarra e ho cominciato a cantare. È nata così, in cinque minuti”

Quei versi l’hanno subito ispirato, si è messo all’opera e… ecco il risultato…

Dal canto… al video!

La canzone di D’Ambrosio doveva essere accompagnata da un videoclip. L’impresa, affidata al regista Davide Fara, non fu affatto facile. Le immagini poetiche di Sanguineti trasmettono emozioni difficili da rappresentare. Le parole sono così pure che a Fara venne in mente di rappresentarle con la spensieratezza di due bambine che, giocando, crescono. Le sue immagini danno, come la poesia, un senso di pace come ben dimostra la bellissima immagine finale: il simbolo della pace formato da vasi di fiori, dentro al quale saltano, con la loro energia e innocenza, le bambine, ormai pronte a diventare donne.

In quante vorrebbero una dedica del genere?